Cammino nelle Terre Mutate

da Nov 6, 2020VIAGGI E ITINERARI0 commenti

"Cammino nelle Terre Mutate"

di Marcello Garatti

di Marcello Garatti

di Marcello Garatti

di Marcello Garatti

IL CAMMINO NELLE TERRE MUTATE

 

“Da tempo non amo postare cose su Facebook ma questa volta lo faccio volentieri anche per ringraziare ufficialmente il team del Cammino nelle Terre Mutate per aver creato questo percorso ed in particolare Francesco Senatore per avermi dato assistenza ed informazioni prima della partenza e supporto via WhatsApp durante il viaggio.

La traccia GPS è stata creata in modo impeccabile e ti guida attraverso un territorio caratterizzato da scenari naturali incredibili. Mi sono fermato decine di volte a guardare, fotografare ed ammirare questa natura maestosa, resa ancora più affascinante dai colori dell’autunno.

Ho conosciuto il Cammino nelle Terre Mutate mentre, a giugno, pedalavo in MTB sulla via degli Dei (Bologna-Firenze) coi miei amici di infanzia Angelo Gamberini e Marco Vignola

Verso Firenze ho incontrato Italo, un camminatore bresciano (di Botticino) che mi ha raccontato che fra i cammini più belli che ha fatto, il più suggestivo è stato il Cammino nelle Terre Mutate. Mi ha trasmesso il suo entusiasmo, la sera stessa sono andato a guardare il sito ed ho deciso che a breve l’avrei fatto.

Ho viaggiato per 3 giorni facendo 285 km con un dislivello di circa 7300 m, un po’ meno rispetto alla traccia originale rispetto alla quale ho dovuto fare un paio di deviazioni. Ottobre è un gran mese per pedalare, il meteo mi ha assistito, solo poca pioggia in alcuni tratti ma niente di particolarmente fastidioso. In un paio di occasioni il fondo è stato molto fangoso però con calma (diciamo così) e qualche imprecazione ne sono uscito.

IL VIAGGIO

 

Veniamo alla descrizione del viaggio. Il giovedì sera dormo a Fabriano e la mattina di venerdì parto verso le 8 col sole che spunta fra le nuvole, destinazione Fiastra. Il percorso di questa prima giornata è quasi tutto molto pedalabile, passo in mezzo a Fabriano e salgo su asfalto fino al monastero di San Silvestro con un bel clima fresco, ideale per pedalare con braghe corte, maglia e antivento. Subito dopo scendo e taglio in una discesa che mi porta in un bella vallata verde su strada bianca molto piacevole fino alle porte di Matelica. Qui faccio un salto alla facoltà di medicina veterinaria a salutare il mio collega e amico Alessandro col quale mi fermo un’oretta per una chiacchierata ed un caffè. Riparto alla volta di Camerino tornando fra i colli, un po’ di fondo fangoso argilloso rende la salita un po’ impegnativa.
Mi fermo affamato in un piccolo bar/negozio di alimentari e grazie ad un panino gigante ed un coca mi riprendo e riparto entusiasta. Del tratto seguente ricordo la salita impegnativa verso Camerino da fondo valle con la salitona finale che entra nella porta del paese, una bella fatica tutta sotto la pioggerella battente; mi rendo conto di essermi attrezzato bene, infatti non mi bagno né soffro mai il freddo in tutti i 3 giorni.
Dopo un giretto veloce nel centro, la discesa dal paese è altrettanto ripida rispetto alla salita e porta alla frazione di San Luca da dove si ricomincia a salire, questa volta su sterrato, ripido ma molto piacevole, in mezzo a boschi lussureggianti. Poi ancora un pezzo di asfalto e ultima deviazione su salita sterrata subito molto impegnativa ma che poi diventa un piacevolissimo sentiero nel bosco adattissimo alla mia bici, che finalmente va a finire sulla strada asfaltata sopra a Fiastra. Ha ricominciato a piovere, vado a dormire all’agriturismo Campo del Rio, con un ultimo tratto di salita perfida che però mi porta in questo stupendo casolare gestito da persone squisite e super disponibili, in particolare la signora Candida che mi mette perfettamente a mio agio e si offre pure di portarmi in macchina al ristorante per la cena perché pioviggina ma soprattutto ha paura che qualche cinghiale dei dintorni possa assalirmi nel buio della notte.

ristoro

Al ristorante mangio una buona cena in una sala completamente da solo ed il titolare, anche lui gentilissimo, si offre di portarmi indietro all’agriturismo sulla sua vecchia Panda che guida in modalità Carlos Sainz ed in 2 minuti, rispetto ai 5 dell’andata, sono di nuovo nella mia camera e mi godo il meritato riposo. La mattina seguente, dopo una giusta colazione, riparto verso le 8 ed inizio uno fra i tratti per me più belli del percorso. Una stupenda salita a tornanti, su sfondo sterrato pedalabilissimo e pendenza costante mai troppo impegnativa, mi porta via via verso l’alto ad ammirare il lago di Fiastra ed un panorama collinare fantastico che si estende a perdita d’occhio, col sole che è da poco salito dall’orizzonte montano.
Verso la fine della salita, i prati con le vacche marchigiane al pascolo mi riempiono di serenità e rendono la fine di questi primi 800 metri di dislivello ancora più piacevoli, nessuna fatica nelle gambe, solo sensazioni positive. Un rettilineo sul piccolo altipiano con le pozzanghere ghiacciate mi porta all’inizio di una lunga discesa sterrata godibilissima e panoramica che scende fino alla frazione di Cupi. Un breve tratto asfaltato e si arriva al Santuario della Madonna di Macereto.
Qui voglio dare un consiglio ai bikers. Se il terreno è secco seguite la traccia, salita tosta su sterrato ma fattibile, e poi discesa verso l’asfaltata fra pascoli di bovini. Se però ha piovuto da poco, consiglio di prendere l’asfaltata alla sinistra del monastero perché il fondo della traccia originale è molto argilloso e, se bagnato, si impacca sulle ruote e la bici diventa impedalabile, come è successo a me che a grande fatica e con molto sudore sono finalmente arrivato, con la bici impresentabile, all’asfaltata che, prevalentemente in discesa, mi porta ad Ussita.

Qui incontro il mio caro amico Sergio Fanfoniùche è partito da Trisungo sulla sua bici da corsa e mi accompagnerà per qualche km. Dopo una sosta in un bar per caffè e un dolce ripartiamo per la breve discesa che esce dal paese ed arriva a Visso. Qui faccio la mia prima deviazione, invece di seguire la traccia verso Norcia, andiamo a sinistra verso Castelsantangelo sul Nera per salire alla piana di Castelluccio su strada percorribile anche dalla bici di Sergio.

Verso Castelluccio

E qui inizia il mio piccolo calvario di questo giro, la salita verso Castelluccio… una asfaltata a tornanti di 9,5 km con pendenza media dell’8% ma a lunghi tratti fino al 12-13%. Di per sé l’avrei fatta al mio ritmo con le mie pause senza grandi problemi, ma il fatto era che Sergio doveva tornare alla macchina entro un certo orario ed era tirato coi tempi.

Ho dato il massimo che potevo per il mio stato di forma, la mia bici ed il mio carico, per provare a stare dietro a Sergio che, con la sua bici superleggera, ma soprattutto con le sue cosce tipo baobab, mi aspettava penosamente e pazientemente… di quella salita ricordo solo il buio dell’ipossia cerebrale ma alla fine siamo arrivati al passo e, da lontano, offuscata dai miei occhi annebbiati, ecco Castelluccio sopra al suo cucuzzolo… un piccolo rettilineo in avvicinamento ed un ultimo piccolo sforzo per l’ultima piccola salita che ci porta al bel paesello oggi purtroppo molto segnato dagli eventi sismici. Sfinito, mi siedo con Sergio ad un tavolo all’aperto di una norcineria e finalmente mangiamo…

La zuppa di lenticchie calda è fantastica. Sarà la fame? No, mi concentro per cercare tutta la mia imparzialità ed è fantastica davvero! Birretta e un contorno e infine una ottima ricotta fresca di pecora con miele e cannella. Sergio mi saluta e riparte.

Mi riposo ancora qualche minuto e riparto con tutti i miei giubbini addosso: antivento, giacca tecnica in gore-tex e piumino… santo piumino che ero indeciso se portare o meno; l’ho usato poco ma quel poco è stata una benedizione, soprattutto in certe discese. Dopo la sosta ed il pranzo, in effetti, la discesa verso la piana è gelida ma lo il panorama dell’altopiano è mozzafiato; non riesco a pensare a cosa possa essere nel momento della fioritura delle lenticchie, lo spettacolo così famoso che ad oggi ho visto solo in fotografia.

Il rettilineo al centro della piana ricorda scenari da film e mi escono alcune fotografie meravigliose anche se fatte col telefono. Giro alla volta di Forca di Presta e pedalo una salita tranquilla per 4-5 km fino al passo. Inizia finalmente una lunga discesa che mi porta attraverso le varie frazioni di Arquata del Tronto dove vedo in tutta la loro desolazione la distruzione e l’abbandono del sisma; mentre scendo, rallento spesso per guardarmi intorno, e mi viene da piangere mente provo ad immaginare anche solo lontanamente cosa devono avere vissuto le persone e le famiglie di tutta quella zona martoriata.

Chiamando da Castelluccio, non ho trovato un posto letto ad Arquata, per cui decido di andare a dormire ad Accumoli, ma sono troppo stanco per seguire la traccia che poco sopra ad Arquata risale sulla montagna. Decido invece di scendere a fondo valle e faccio gli ultimi km sotto la pioggia sulla Salaria fino ad Accumoli; infine gli ultimi 2 km in salita mi portano fino ad Illica, frazione di Accumoli, che è quasi buio. Mi accoglie il mitico Davide che, con la sorella che non ho conosciuto, gestisce questo B&B formato da alcuni container che sono le camere, e da un gazebo centrale che è la reception/bar/ristorante.

Faccio doccia e mi riposo e quindi vado a cenare nel gazebo. Siamo solo io e Davide. Questo omone pieno di vita, simpatia, umanità e sprizzante positività da tutti i pori mi prepara una cena stupenda, addirittura antipasto, primo e secondo… Ceniamo insieme parlando tutta la sera, beviamo il suo vino rosso, e parlando del percorso scopro che proprio qui ha pernottato Italo, il camminatore bresciano mio ispiratore, così lo videochiamiamo e lo salutiamo insieme. Caffè, genziana e vado a letto. Ho mangiato troppo e faccio fatica a dormire…

verso la meta

La notte passa con diverse bevute di acqua e la mattina dopo una bella colazione faccio foto ricordo con Davide che prima di partire mi mostra, con la luce del mattino, cosa resta di Illica… nulla. Una grande spianata bianca deserta. Col magone riparto alla volta di Amatrice. Salgo su una asfaltata per un paio di km e la traccia entra in un bosco. Col terreno secco credo che questo pezzo possa essere davvero bello. Purtroppo invece i primi 2-3 km ora sono una palude; per fortuna poi il terreno cambia e il sentiero diventa davvero piacevole per la MTB. Esco dal bosco e via via mi avvicino ad Amatrice, percorro tutta una serie di frazioni martoriate ed infine arrivo ad Amatrice dove lo spettacolo è purtroppo ancora molto desolante.

Inizia la salita per Campotosto. Dapprima una lunga asfaltata molto poco trafficata e piacevole, e ad un certo punto la deviazione sugli sterrati fra i boschi. Questo tratto è davvero emozionante. Da solo in mezzo alla natura colorata di verde, giallo, rosso, amo sempre di più questo sport, questo modo di esplorare i territori su un mezzo che ti consente di viaggiare ad una velocità lenta ma allo stesso momento veloce.

Con un po’ di fatica scollino verso il lago, scendo per un bellissimo single trail prima nel bosco poi nel fitto della bassa vegetazione, attraverso alcuni corsi d’acqua e infine risalgo poche decine di metri fino a sopra a Campotosto. Scendo attraverso al paese fantasma e arrivo ad uno spiazzo nel quale, in strutture semimobili, sono state aperte le attività che dal paese sono dovute traslocare forzatamente. Mi siedo in un bar/trattoria, le persone sono cordiali, ospitali, semplici. Ordino una amatriciana ed arriva un piatto tipo 2,5-3 etti di pasta cotta al punto giusto piena di sugo e pecorino.

E’ buonissima, la divoro tutta. Mi terrà compagnia per tutto il pomeriggio fino a sera inoltrata, mi saluterà definitivamente poco prima di cena. Se non avessi pedalato a quei ritmi, quel pomeriggio l’avrei passato al pronto soccorso gastroenterologico. Mi rivesto pesante, siamo a 1500 m, scendo verso il lago di Campotosto di cui pedalo circa la metà del perimetro, è bellissimo con quei colori intorno e con quella luce che filtra fra le nuvole sparse.

In giro non c’è quasi nessuno anche se è domenica. L’ambiente è surreale e suggestivo, emozionante. La discesa dal lago si snoda su una strada sterrata con una pendenza importante ed arriva in un altro posto surreale, un grande prato incastrato fra versanti di montagna e “bombardato” dalle arature dei cinghiali. Senza la traccia GPS qui il cammino non si vede, il Garmin è la mia sicurezza, mi fa compagnia anche quando mi sembra di essere solo nel nulla. Pochi km e la traccia sbocca su una ampia strada anche questa poco trafficata che va verso l’Aquila. Percorro alcuni km pensando che probabilmente le zone selvagge sono finite ma mi sbaglio. Il tratto che mi porterà verso Collebrincioni inizia con una deviazione sterrata in salita impedalabile, soprattutto a quel punto della giornata. Spingo la bici ed arrivo in una vallata splendida dove la stradina continua serpeggiando nei prati con altri tratti di salita impossibile. Arrivato in cima alla salita, alla santella di S. Vincenzo di apre un nuovo scenario indimenticabile. Un altopiano selvaggio contornato da grandi montagne innevate.

Dopo un breve tratto su asfalto, entro in uno sterrato che mi porta ad esplorare questo territorio mozzafiato da diversi punti di vista e con un cielo plumbeo ed una luce che rendono l’atmosfera ancora più epica. Sono ancora solo in queste lande, a vista d’uomo non c’è niente e nessuno. Solo a tratti incontro qualche cavallo o bovino o gregge di pecore e una serie di grossi cani da pastore bianchi, tipici dell’Abruzzo. Sono dei grandi guardiani. Ti guardano passare imperturbabili, non devi invadere il loro territorio di “lavoro” e non avrai (forse meglio dire “non dovresti avere”) problemi.

Inizia la discesa spettacolare, adrenalina e consapevolezza di essere vicino all’arrivo mi accompagnano fino alla piccola frazione di Collebrincione. Da qui un lungo single trail si trasforma in una più ampia sterrata di montagna ed arriva fino a L’Aquila. La sera birra, cena e whisky a L’Aquila, ospite in tutto e per tutto degli amici Lorenzo D’ostilio Gabriella Di Natale che ancora ringrazio per la grande ospitalità. La mattina presto Lorenzo mi porta alla stazione con la mia bici e torno a casa.

Non l’ho mai detto per altri giri o trail fatti in passato ma il Cammino nelle Terre Mutate voglio rifarlo, magari con più calma e con qualche amico, o mio figlio fra pochi anni, per godermelo ancora di più e per rivedere almeno un’altra volta quei luoghi così favolosi ed incontrare ancora quelle persone che hanno reso questi giorni indimenticabili.”