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Cammino Celeste

di Marcello Garatti

di Marcello Garatti

di Marcello Garatti

di Marcello Garatti

Cammino Celeste

Friuli Venezia-Giulia, 28-30 agosto 2021

Ecco il mio post semestrale riguardante un nuovo trail in mtb sul territorio italiano.

Fra i tanti angoli d’Italia che non avevo mai visitato, da tempo avrei voluto andare in Friuli Venezia-Giulia per esplorarlo sia in generale che dal punto di vista ciclistico. La scoperta su Internet del Cammino Celeste alcuni mesi fa mi ha dato l’occasione di esaudire la mia curiosità. Fissata la data per maggio 2021, per questioni “virali” ho dovuto posticipare a fine agosto e quindi, con mio figlio Leonardo (Leo) e l’immancabile Vince siamo partiti il venerdì sera dopo il lavoro verso est. Arrivati a Palmanova verso le 10, ci siamo addentrati nella bellissima cittadina a forma di stella a 9 punte e abbiamo parcheggiato vicino all’hotel di destinazione. Avrei voluto vedere la piazza esagonale illuminata dai lampioni ma quella sera era chiusa per il concerto di Fiorella Mannoia, così ci siamo seduti fuori al nostro affittacamere/pizzeria e abbiamo mangiato una pizza col sottofondo musicale di cover pezzi di Battiato, Vasco Rossi, Fossati…

Saliti nella nostra camera tripla, nulla di che ma adatta alle nostre esigenze spartane, ci siamo preparati e siamo andati a letto con la pizza nell’esofago. Leo e Vince si sono addormentati subito, io ancora in fase di deglutizione, mi sono ascoltato ancora un pezzo di concerto ma soprattutto le russate del Vince, a tratti a verso di cinghiale in calore e sono riuscito ad addormentarmi dopo un paio d’ore di agonia.

Primo giorno

La mattina finalmente si parte. Vestizione di rito, scendiamo a fare colazione. La mattinata è uggiosa ma almeno è fresco. La brioche del bar è di quelle congelate e poi cotte, mangiabile ma un po’ chimica; solo poco dopo mi accorgo che letteralmente a 10 passi c’è una pasticceria/bar e vorrei rigurgitare il croissant appena mangiato ma ormai è andata così… Arrivati al furgone andiamo a Cervignano, parcheggiamo alla stazione, prendiamo le bici con le borse da viaggio già montate e via! Non partiamo da Grado per questioni logistiche di incastro di orari di ritorno ma non credo che quei 20 km di pianura saranno così spettacolari da essere rimpianti. Usciamo dal paese ed andiamo a raggiungere la traccia su piccole strade statali poco trafficate e ci addentriamo nelle campagne. Non abbiamo riempito le borracce e così alla prima frazione chiediamo a due signore anziane che stanno chiacchierando dove possiamo trovare acqua.

Ci dicono che non ci sono fontane e ci indicano un bar ma è chiuso per ferie e così una delle due signore ci invita davanti a casa sua per regalarci una bottigliona da 2 litri, fredda. Dall’accento capisco che non è esattamente di quelle parti, infatti ci dice che è molisana e tra i denti maledice di essere venuta a vivere in questo posto dove non c’è niente… Salutiamo e ringraziamo e pedaliamo i primi km entrando ed uscendo da campi coltivati soprattutto a soia, alternati a piccoli tratti su asfalto. Arrivati nei pressi di Medea, la traccia ci porta sulla omonima collina allungata che percorriamo in cresta su un sentiero molto bello che alla fine ridiscende in pianura attraverso un tratto ancora più bello nel bosco, abbastanza tecnico, da mountain bike.

Arriviamo a Cormons

Dopo un breve tratto arriviamo a Cormons, attraversiamo il paese e ci fermiamo in un piccolo supermercato per comprare dei panini e Loacker e ripartiamo verso le colline. Saliamo fra i vigneti con l’uva già matura, piccola ma dolcissima, e prendiamo sulla sinistra una cementata breve ma molto ripida, probabilmente il tratto più in pendenza dell’intero percorso.

Dopo alcuni su e giù nei boschi su sentieri sempre perfettamente battuti, riscendiamo per un breve tratto in pianura. Sul percorso non ci sono punti acqua, se invece di questo clima fresco fossimo stati qui 2 settimane fa, con le temperature di ferragosto, saremmo stati in difficoltà ed avremmo dovuto bussare a molte case per chiedere di riempire le borracce. Appena la strada accenna a salire sulla prossima collina, una signora che sta zappando l’orto ci fa riempire le borracce e così siamo a posto per alcuni km. Saliamo su un sentiero tecnico ma molto gustoso che sfocia su una asfaltata poco pendente nel verde che ci porta fino a Castel Monte. Il borgo è davvero bello e panoramico e probabilmente molto turistico ma oggi il grande parcheggio è vuoto. Saliamo alla piazzetta principale con il pozzo nel mezzo e, ammirando il panorama sottostante, mangiamo i nostri panini in compagnia silenziosa di due turiste tedesche coi grossi zaini che evidentemente stanno facendo il nostro percorso. Discesona sterrata molto ampia con antivento e siamo ancora in pianura.

Cividale del Friuli

Un tratto veramente piacevole ci porta ad un paese ancora più bello, Cividale del Friuli. L’ingresso nel paese offre uno scenario da cartolina ed anche il passaggio nell’interno mostra scorci davvero belli. Vorrò tornare a visitarlo con la famiglia, anche perché il mio amico e collega Enrico ci tiene. Siamo andati davanti al suo ambulatorio per una foto che gli invio. Torna proprio oggi pomeriggio dalle ferie e non ci incroceremo per un pelo…

E’ il primo pomeriggio, c’è il sole e fa caldo ma non troppo. Usciti dal paese inizia la salitona di fine percorso, 800 metri di dislivello. I primi km hanno una pendenza incredibilmente costante e il fondo è una strada sterrata a sassi anche grossi ma col fondo compatto e tutta in ombra nella boscaglia. Io e Leo condividiamo tre borracce ma ho sottovalutato le temperature e a breve l’acqua diventa davvero poca e anche negli ultimi km nessuna traccia di fontane o ruscelli. Su una curva, come un miraggio, Leo vede una scritta “sorgente a 20 m”.

Mi lancio giù nel bosco ed il tubo della “sorgente” emette un filo di acqua davvero esile¸ ci metto circa 10 minuti a riempire le borracce dopo averne bevuta una in due sorsi e finalmente torno in condizione psicologica di tranquillità. Ripartiamo e dopo altre centinaia di metri finisce il fondo aspro e si sbuca su una stradina di asfalto. Le macchine sono una rarità assoluta, ci siamo solo noi su queste colline che iniziano a diventare basse montagne rigogliosissime di boschi e natura. Man mano che pedaliamo verso la fine della nostra salita il cielo si fa sempre più scuro, come da previsioni del resto, e verso le 16.45, proprio arrivati al culmine della salita, inizia a piovere.

…Verso il traguardo!

Ci vestiamo in assetto da discesa ma ormai l’odore del dislivello negativo e del traguardo vicino ci riempiono di adrenalina. Scendiamo veloci su tratti sterrati alternati a piccoli tratti su asfalto e infine giriamo in una sterrata in discesa molto lunga che ci porta ad attraversare finalmente un piccolo corso d’acqua, ai piedi di Prossenicco. Pedaliamo gli ultimi 100 metri di dislivello positivo senza accorgerci e finalmente vediamo il piccolo paesello completamente circondato da boschi. Poche case nel nulla ma ai nostri occhi una gran bella vista. Troviamo l’ostello, una grande costruzione moderna, ed il signor Mauro ci apre la struttura che solo noi abiteremo quella notte. Bilancio della giornata 92 km e 2050 m D+. Portiamo le bici all’interno al piano di sotto e ci impossessiamo delle nostra camerate da 4 letti. Potremmo dormite tutti insieme ma chiedo a Vince di dormire da solo, questa notte vorrei poter dormire senza rumori molesti…

Leo è contento e positivo, non mostra segni di grande stanchezza. Lui è venuto in ebike ma del resto a 11 anni è già un grande a fare quello che sta facendo e con l’entusiasmo e curiosità con cui sta affrontando il viaggio, sempre a guardare il suo Garmin e a fare calcoli di distanze e pendenze. Facciamo una doccia e in pochi passi siamo all’osteria del paese nella quale ci sediamo, e accolti con grande cortesia e simpatia, ordiniamo Radler, birre, coca, acqua e poi antipasto, tre primi e tre dolci. Un paio di grappe ed il caffè e siamo pronti per tornare all’ostello ad affrontare un giusto riposo.

Secondo giorno

Il mattino della domenica sveglia alle 7, il sole fa già capolino dai monti con poche nuvole nel cielo. Ci prepariamo da soli la colazione all’ostello e alle 8 siamo in bici. Il clima è fresco, si parte con una discesa di 10 minuti, con antivento e manica lunga si sta bene. Subito la traccia entra nel bosco e dopo un piccolo guado inizia una salita che si snoda dapprima su tornanti immersi nella montagna; iniziano ad intravedersi le cime di una piccola catena montuosa che appaiono stupende al sole del mattino. Nonostante sia ancora fresco e si pedali perlopiù all’ombra, il caldo si fa sentire. Da qui inizia il tratto più suggestivo del percorso. Il sentiero diventa stretto e, attraverso un paesaggio selvaggio conduce in una gola con rocce bianche nella quale scorre un torrente dalle acque cristalline con una nota di verde. Ci fermiamo ad ammirare quella bellezza ed a scattare alcune foto. In 20 minuti di pedalata raggiungiamo Montemaggiore, poche case ben ordinate e una signora anziana che cammina sulla strada. Il bar/ristorante del paesino è chiuso ma la signora si affaccia alla finestra e scende per farci un caffè.

Monte Zaulaca

Usciti dall’abitato svolta a destra su un tratto molto difficile. Salita sterrata mediamente impegnativa resa più difficile dai lavori in corso in atto (per fortuna fermi in quel momento, di domenica) di messa in posa si grosse tubature. Tutta la strada è occupata nel centro da detriti e sui lati il terreno è un alternarsi di terra argillosa e ghiaia che si impaccano sulle gomme facendole diventare larghe come ruote da fat e pesantissime. Per fortuna dopo circa 40 minuti si arriva sulla sommità (monte Zaulaca) e si svolta a sinistra in una lunga discesa serpeggiante nel bosco che incrocia diversi torrenti nei quali possiamo lavare la catena di Leo che è piena di fango.

Cornappo e Monteaperta

Passiamo le frazioni di Cornappo e Monteaperta ed incrociamo pochi viaggiatori a piedi coi grossi zaini. Piccola discesa asfaltata, quindi entriamo in una sterrata in salita con discreta pendenza e poi ancora discesone sterrato fino a Vedronza. Su rettilineo asfaltato in mezzo ad una valle larga ed erbosa fermiamo un signore che passeggia col cane per informazioni per mangiare. Il signore è siciliano di Taormina e ci dice che nei dintorni i bar sono chiusi. Ottimo. Dopo poche pedalate, una volante dei carabinieri è ferma e chiediamo ad uno di loro, dall’accento sembra campano. Molto cordiale, ci indica un ristorante pochi km più avanti. Sul curvone ci fermiamo al locale, “le sorgenti”, e mangiamo delle tagliatelle ai funghi davvero buonissime con una Radler.

Resiutta e la Val Fella

Leo tagliatelle al ragù e acqua. Ripartiamo ed iniziamo a disegnare una enorme V su asfalto con pendenza perfetta, pochissimo trafficata che ci fa dapprima salire, poi scendere fino alla brusca svolta a sinistra a poche decine di metri dal confine sloveno, e quindi risalire per 500 m ancora su una salita gradevolissima in asfalto all’ombra delle latifoglie con pendenza costante del 6-8%. Le sensazioni sono sempre positive, nessuna fatica nella pedalata. Macchine rarissime, incrociamo alcune moto, quasi tutte austriache. Al culmine della salita, a Carnizza, ci vestiamo e scendiamo a picco nella valle del torrente Resia. Primi tratti con discese del 15-18%, poi via via più soft, percorriamo la sponda destra del torrente Resia, scarso d’acqua in questo periodo, e raggiungiamo Resiutta e la Val Fella, nostra meta quotidiana. Oggi circa 75 km e circa 2000 m D+. Arriviamo presto, sono le 16.30 circa. L’hotel è vecchio e grande, ci siamo solo noi. Portiamo le bici in camera, una doppia e una singola. Al gestore, non italiano dall’accento, manca buona parte della mano destra. Il piano di sopra è un lungo corridoio con le porte delle camere sui lati. Ci aspettiamo da un momento all’altro di vedere il piccolo Danny col suo triciclo blu aggirarsi per il corridoio o suo padre Jack che, ascia alla mano, cerca Wendy per i locali dell’hotel.

Doccia, riposino ed uscita nel ridente paesino, prendiamo aperitivo ad un bar/panificio e andiamo a mangiare prestissimo, prima delle nove siamo già in camera. Io e Leo stiamo un po’ sul letto a vedere un po’ di TV e un po’ col cellulare ed infine ci addormentiamo.

Terzo giorno

La terza giornata inzia fresca, colazione al solito bar e partenza prima delle 8 all’ombra del fondo valle ben vestiti. Si percorre la bellissima ciclabile della val di Fella che è stata costruita su percorso della ferrovia dismessa nel 1995, ci sono ancora molti segni del percorso ferroviario, si passa su ponti in ferro, si incontrano molte piccole stazioni abbandonate. Quella di Chiusaforte invece è stata trasformata in un bar, molto bella e curata anche all’esterno. Percorriamo un po’ di km in leggera salita seguendo il corso naturale della valle, il fiume Fella e l’autostrada corrono paralleli al nostro percorso. Giunti nei pressi di Dogna, abbandoniamo il Fella ed entriamo nella Valdogna dove inizia la salita di circa 1000m D+.

Anche questa è una asfaltata con traffico prossimo allo zero e anche questa, come tutto il percorso fatto finora, ha un manto stradale perfetto e pulitissimo. Dalla partenza all’arrivo finale non ho visto cartacce o altri rifiuti lungo i bordi stradali, diversamente da quanto siamo, ahimè, abituati a vedere in molti altri posti, non ultimo dalle nostre parti. La pulizia dell’ambiente è impressionante, il che denota un alto grado di educazione civica delle persone che vi abitano. Peraltro abbiamo incontrato perlopiù persone veramente affabili e gentili fino ad ora.

Pian dei Spadovai

Già dall’inizio la stretta valle si presenta stretta e delimitata da due pareti a picco disseminate di vegetazione. Si inizia ad intravedere il picco maestoso del Jof di Montasio in parte avvolto dalle nuvole e man mano che si sale passiamo tutta una serie di letti di corsi d’acqua, alcuni completamente secchi, ma che fanno intuire dalla conformazione quanta portata possano avere nei periodi di pioggia o di scioglimento delle nevi. Tutto intorno sono montagne selvagge e boscose. Incontriamo piccole frazioni, alcune dal nome impronunciabile, e una serie di resti della guerra: piccole gallerie, costruzioni mezze distrutte, a testimoniare i ricordi di un triste e glorioso passato.

Una volpe incrocia la strada poco prima che, a tre quarti di salita, si apra un grosso slargo in località Pian dei Spadovai, un grande prato dove pascolano vacche e pecore, sormontato da una grossa costruzione, un agriturismo nel quale veniamo accolti dalla famiglia dei gestori. Il capo clan, un omone rubizzo, ci dice che sta facendo il formaggio e ci indica la moglie per le nostre richieste. La moglie a sua volta chiama la figlia che ci prepara 3 grossi panini e noi nell’attesa ammiriamo il bel posto in compagnia della piccola nipote nel passeggino e di due gattini che salgono sui tavoli alla ricerca di compagnia e di cibo. Il cielo è grigio ed il clima molto fresco, da mese di ottobre dice la signora. Ma in salita, si sa, è difficile patire il freddo ed infatti ripartiamo con poco addosso per affrontare gli ultimi tornanti ed il rettilineo finale che di conduce alla fine dell’asfaltata. Lo sterrato scende di qualche metro ed infine risale di altrettanto fino al punto di massima ascesa, il rifugio Grego, a 1389 m.

Monte Lussari

Iniziamo la lunga discesa su una sterratona che stanno completamente rifacendo e che ci porta in Val Saisera (o Valbruna), breve ma ampia con grandi prati verdi nei quali le abitazioni sono bellissime, già in stile austriaco. Ora per terminare il Cammino Celeste dovremmo salire alla tappa finale, il Monte Lussari, il simbolo dell’intero cammino. Ahimè, non abbiamo il tempo di farlo, dobbiamo prendere il treno a Pontebba alle 16.14; inoltre, sul monte, per il pomeriggio sono previsti pioggia e 7 gradi. Percorriamo quindi tutta la breve Val Saisera fino ad arrivare in Val Canale e prendere la ciclabile fino a Pontebba sotto ad una pioggia fine. Va bene così, il percorso è stato bellissimo ugualmente ed un giorno torneremo e saliremo sul monte Lussari e magari faremo un giro in Austria.

Una pizza a Pontebba e poi l’attesa per il treno all’enorme ma disabitata stazione ferroviaria con ogni porta chiusa a chiave. Il ritorno a Cervignano è rapido e comodo sul piccolo ma moderno treno.

Il bilancio è stato molto positivo, mi viene già voglia di rifare il Cammino Celeste, magari con un paio di giorni in più per conquistare il Monte Lussari e magari fare un giretto oltre il confine austriaco o quello sloveno.